Illuminazione e CO2: Un mostro fotosintetico. Per proliferare, richiede un'illuminazione brutale, più forte è meglio è. Valori PAR superiori a 300 o luce solare diretta la spingono a tassi di crescita esorbitanti. Sotto luce debole marcisce rapidamente, disgregandosi in poltiglia. Non serve integrare CO2, ma a causa del suo immenso tasso fotosintetico, l'acquario dovrà disporre di una forte riserva di carbonati e tamponi, poiché l'Ulva alzerà notevolmente il pH durante il giorno.
Nutrizione e Substrato: È l'incubo degli inquinanti. Viene usata nei bioreattori per abbattere nitrati e ammoniaca. Per mantenerla intatta e verde necessita di un carico di nutrienti organici sbalorditivo. Se i nutrienti dell'acquario (nitrati e fosfati) scendono su valori ottimali per un reef, l'Ulva diventerà bianca, bucherellata e morirà di inedia. Non ha bisogno di alcun substrato se non della turbolenza dell'acqua.
Chimica dell'Acqua: Totalmente indifferente a fluttuazioni termiche o di salinità, che tollera dal salmastro leggero all'iper-salino, da 10 a 30°C. L'unica accortezza è il reintegro dei microelementi (specie Ferro) che brucia a velocità impressionanti a causa del suo metabolismo primitivo e iper-accelerato.
Gestione dello Spazio e Posizionamento: Esteticamente è disordinata e difficile da ancorare. Nel display tenderà a strapparsi e a impigliare i suoi frammenti trasparenti tra i coralli e nelle grate delle pompe di movimento. Il suo impiego primario è in sump, all'interno di un grosso refugium aperto o in appositi cilindri con flusso rotatorio (tumble) che mantengano i fogli costantemente in sospensione sotto luce abbagliante.
Potatura: La potatura non solo è necessaria, ma frequente (talvolta settimanale). Non servono attrezzi: si strappano semplicemente le foglie in eccesso. Rimuovere l'Ulva significa estrarre enormi masse di nitrati dalla vasca. Le lamine asportate sono il mangime perfetto, naturale e a costo zero, per qualsiasi specie di pesce chirurgo, volpe o Blennide, che la gusteranno avidamente.
Rischi e Malattie: Se coltivata in refugium non invasati dal flusso adeguato, tende a compattarsi in strati. Poiché la lamina è spessa due cellule, gli strati che non ricevono luce marciscono nel giro di un giorno, liberando fosfati e creando pericolose tasche nere di idrogeno solforato. La chiave per l'Ulva lactuca è mantenerla vigorosamente in movimento rotatorio (tumbling) per evitare l'anossia del tessuto inferiore.